venerdì 25 gennaio 2013

La mia filosofia letteraria


Eccomi alle prese con un nuovo appuntamento del programma Scrivere nel 2013 promosso da Daniele Imperi, autore del blog Penna Blu. Dopo aver delineato le mie tre parole per la scrittura, il mio status di scrittrice ed i quattro elementi che caratterizzano il mio modo di scrivere, oggi sono chiamata ad un compito piuttosto arduo. Porre le basi per iniziare un percorso verso il mio successo.

L'obiettivo, in sostanza, è quello di liberarsi dalle catene che spesso ci avvolgiamo attorno, per fare sì che la nostra scrittura si manifesti nella sua essenza più pura. Il punto non è più solo scrivere, ma farlo dando ascolto al nostro io più profondo. Scrivere ciò che siamo, come direbbe Daniele. Un cammino che per poter trovare compimento deve necessariamente passare attraverso la pubblicazione di quegli scritti più veri e intimi, quelle storie in cui il nostro mondo si mostra con maggiore vigore.

Una manifestazione di coraggio che, devo dire la verità, fino a qualche tempo fa credevo impossibile. Dunque, mettiamoci in gioco ed iniziamo a fare vedere agli altri chi siamo davvero (poveri loro!). Scriviamo di quelle sensazioni che si nascondono sopite in noi, di quelle storie che ci hanno sempre accompagnati, ma che abbiamo volutamente celato per paura di mostrarci.

Daniele scrive: inventa il tuo futuro! Questo è proprio quello che ho intenzione di fare nel 2013. Un proposito che non solo troverà compimento nella mia scrittura, ma anche nella mia vita. È tempo di riappropriarmi di me stessa e di tornare a vivere il mondo con lo sguardo disilluso di un tempo.


Me stessa in una frase

Il primo esercizio da svolgere non è affatto semplice: individuare una frase di uno scrittore che ci rappresenta come persone e metterla in relazione con la nostra attività di scrittori. L'obiettivo è quello di farne il nostro mantra, la nostra filosofia letteraria per il futuro. Ma come trovare una frase che possa contenere tutta me stessa in questo preciso istante della mia vita?

Un tempo ero in stretto contatto con il mio animo. L'unica mia preoccupazione era appagare la mia necessità di esprimermi e di comunicare me stessa, senza ansie né paure. Il giudizio altrui non mi spaventava e ciò che nasceva dalla mia mente erano rappresentazioni pure e vivide della mia essenza. Quanto rimpiango quei momenti!

All'epoca scrivevo e dipingevo per quell'unico lettore, racchiudendo tutta me stessa in quelle creazioni. Poi è arrivato il confronto con la realtà e l'indurimento dell'anima. Così, ho iniziato ad avere paura di mostrarmi per quella che sono realmente, di lasciare che fossero le mie storie a raccontarmi. Ho continuato a scrivere e a dipingere, ma non lo facevo più per nessuno. Né per quell'unico lettore, né tanto meno per me stessa.

Era semplicemente il mio modo per fuggire dal mondo che brutalmente mi aveva colta alla sprovvista. Quindi, ho cercato di indirizzare quel processo di ricerca che mi ha sempre contraddistinta utilizzando la ragione, e il risultato è stato deleterio. Nemmeno scrivere e dipingere erano attività che valesse la pena portare avanti. A chi poteva interessare il mio mondo se io stessa ero la prima ad aver perso fiducia in esso?

Ora, però, mi rendo conto che la necessità di esprimersi e comunicare, quando è innata, va necessariamente alimentata. Il rischio nel non farlo è che essa ti consumi, che ti divori con la sua foga inespressa. Dunque, è tempo ch'io riprenda ad assecondarla come facevo una volta. Niente più timori: questo è il mondo che alberga dentro di me e ho il dovere di dargli voce! Poco importa che ci sia un solo lettore, o nessuno ad accoglierlo. Lo devo a me stessa, alla mia perenne necessità di ricerca.

Dunque, ecco la mia frase. Quella che al momento non solo mi rappresenta come individuo, ma che è in stretta relazione con la mia scrittura.

"Belle cose l'una e l'altra, il senso e i pensieri, dietro alle quali stava nascosto il significato ultimo; a entrambe occorreva porgere ascolto, entrambe occorreva esercitare, entrambe bisognava guardarsi dal disprezzare o dal sopravvalutare, di entrambe occorreva servirsi per origliare alle voci più profonde dell'Io".

Questa frase è tratta da Siddharta di Hermann Hesse, un libro che per me riveste un significato profondo, quasi atavico. In essa l'autore racchiude l'essenza della ricerca, quel dannato processo verso il quale sono spinta fin dalla tenera età.

Negli ultimi anni ho creduto che cercarsi significasse seguire un percorso da indirizzare verso mete ben precise e che lo stesso potesse valere per la scrittura. Oggi, invece, ho capito che l'unico modo per dare un senso a questa ricerca e alla mia scrittura è assecondarle, consentire loro di esprimersi libere da vincoli, da catene, da timori.

Niente più imposizioni, niente più paure di essere me stessa! È giunto il momento di dare voce al mio Io più profondo. E per farlo ho scelto questa frase che dovrà diventare la mia filosofia di vita e di scrittura: ascoltare le voci che si nascondono dentro di me e farle uscire fuori, senza censure o limitazioni di sorta. Mettermi a nudo, mostrarmi senza remore. Scrivere quello che non ho mai osato scrivere fin'ora (come chiede di fare Daniele).

Un'operazione che mi costerà molta fatica. Sono certa che ci saranno momenti in cui tutti i buoni propositi illustrati fin'ora tentenneranno, ed io mi ritroverò a vacillare. Ma, in questo momento, sono affamata di me stessa e di ricerca, avverto prorompente la necessità di esprimermi. Ho deciso che i tempi sono ormai maturi per rivelarmi a quell'unico lettore, per raccontargli le storie che non ho mai avuto il coraggio di scrivere, liberandomi da quei veli capaci di nascondere scempi e brutture.



5 commenti:

  1. Bell'esercizio! Sei la prima ad aver partecipato, mi sa :)

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    1. Grazie, sì sapevo di non essere la prima! ;)

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  3. Comprendo bene la tua esperienza :) in bocca al lupo! (Hesse ha il suo stampo di fabbrica, sempre a metà tra la narrazione e la riflessione filosofica - autore appropriato al tema del tuo post.)

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    1. Ti ringrazio. In effetti, guardarsi dentro non è mai facile. Tuttavia, penso sia importante farlo perché aiuta a raggiungere una consapevolezza che, diversamente, stenterebbe ad esistere :)

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