venerdì 24 maggio 2013

La punteggiatura dell'italiano digitale

Un guest post di Alessandro Madeddu


Cercherò di fare il serio una volta tanto, visto che non sono a casa mia, ma sono ospite di Cristiana che mi dà spazio sul suo blog. Non posso assicurare che ci riuscirò.


Scrivo questo post per mettere insieme alcune osservazioni di lettura. Io leggo tutto: articoli dei giornali, post dei blogger, commenti – adoro le flame war – e post sui social network. E una delle cose che attira di più la mia attenzione è l'uso della punteggiatura. I motivi sono presto detti: è vero, come scrisse Leopardi, che una virgola ben messa dà luce a tutto un periodo; è vero che io, in fatto di punteggiatura, sono uno schizzinoso tremendo. Da qui l'idea di rifilare a Cristiana un mio post sulla punteggiatura dell'italiano nell'epoca della rete.


L'italiano come lingua di massa: un po' di storia

Il padre della lingua italiana è Dante Alighieri. Evito di raccontarvi la solita solfa sul prestigio intellettuale del volgare fiorentino, sul Bembo, e via dicendo. Sono cose che sapete. Salto direttamente all'italiano come lingua massificata. Cioè a noi, o meglio, a noi nell'Ottocento.

Quando il Belpaese venne unito in pochi leggevano e scrivevano. Ancora di meno erano coloro che sapevano scrivere con una certa perizia. La stragrande maggioranza della popolazione non sapeva distinguere una lettera dall'altra. Quanti dei nuovi Italiani parlavano correntemente l'italiano? Pochi. Le lingue locali – che ci ostiniamo a chiamare dialetti – la facevano da padrone.

Decenni di istruzione forzata e di bacchettate sulle mani non ottennero molto. Si dovette aspettare la TV, che in pochi anni operò il “grande balzo”. Se il padre della lingua italiana è Dante, il padre dell'Italiano parlato di massa è Mike Bongiorno. E a questo punto arriviamo noi altri, Italiani di questo millennio straccione e stracciato. Chi è il padre dell'italiano scritto di massa?

Facile, è il web. Anche se è d'obbligo riconoscere che ha avuto, oltre a un padre, un fratello maggiore: il messaggino del cellulare, di cui a breve si celebreranno le esequie. Per la prima volta nella storia dell'italiano tutti sono costretti a scrivere se vogliono comunicare. La rete veicola principalmente contenuti scritti. Google valuta la scrittura (o questo è quello che sostiene). Sui social network si scrive, nelle chat si scrive, sui blog poi si scrive in misura patologica.

Non era mai successa una cosa del genere. È veramente l'alba di una nuova era, l'era dell'italiano digitale massificato.


L'italiano digitale massificato

Vi chiedo di scusarmi per questa lunga introduzione. Ora mi avvicino al nocciolo del post, la punteggiatura. La domanda è questa: dove va la punteggiatura dell'italiano scritto, ora che l'italiano scritto non è soltanto quello dei libri e dei giornali? Perché scrivere in italiano implica l'uso della punteggiatura, pena l'inintelligibilità. O no?

Un'avvertenza: non sono uno di quei puristi fanatici che pretendono che si dica guiderdone al posto di stipendio. La punteggiatura cambia, come altri elementi di una lingua. Da avido lettore di romanzi e racconti dell'Ottocento – ché si trovano gratis in formato elettronico – noto sempre in questi libri una sovrabbondanza di virgole, in misura tale che una virgola su tre mi rimane sullo stomaco. Libri scritti da scrittori competenti: quelle virgole che all'epoca erano necessarie oggi sono di troppo.

Torno al punto: italiano, massa, e punteggiatura. Quali sono le caratteristiche dell'italiano di massa che si scrive sulla rete? La rete cambia l'italiano scritto? Domande alle quali di certo non sarò io a dare una risposta – tanto più che sono scienziato sociale e non linguista – ma vorrei lo stesso esporre qualche idea sull'argomento.


Gli italiani che scrivono in massa

Per prima cosa credo che si debbano identificare gli scriventi dell'italiano massificato. Il primo che dice “il popolo del web” si prende un colpo di zappa sui denti. Il popolo, la ggente, i cittadini - sono espressioni che non significano nulla. Se proprio vogliamo concedere loro qualcosa, allora il popolo è quello che va ad ascoltare gli oratori nel Foro: “Quiriti, Romani, concittadini...”

Siamo in tanti in questo paese, anche se sembriamo pochi in prospettiva globale. Ma 60 milioni di persone non sono bruscolini. E questa massa di uomini e donne di varia estrazione, istruzione ed età non è tutta uguale. Non siamo tutti uguali nemmeno sul web, con buona pace della democrazia diretta della rete.

Sul web come altrove c'è chi esprime ciò che pensa con un vocabolario di cento parole, e chi padroneggia discipline scientifiche e il relativo linguaggio tecnico. Ma soprattutto c'è chi ha iniziato a esprimersi in forma scritta sulla carta, e chi invece ha iniziato sulla rete. Penso che questo sia un punto molto importante, ma che può essere facilmente equivocato. Non intendo distinguere fra anziani e giovani. Sarebbe uno scivolone da manuale. Secondo me quello che fa la differenza, ciò che divide in due la popolazione degli scriventi dell'italiano massificato, sono lo spaziotempo e la funzione: il luogo, il momento e gli obiettivi che perseguivano quando hanno iniziato a scrivere.

Tutti, dal bambino che oggi ha sei anni e inizia a tracciare le lettere sul quaderno, all'anziano signore che maledice l'INPS, tutti abbiamo imparato la scrittura con carta e penna. Ma non tutti abbiamo fatto della scrittura una forma di espressione privilegiata, né abbiamo usato la scrittura per lavoro.

Molte capacità si atrofizzano alla svelta se non vengono esercitate. Pensate a come diventa sconnessa la vostra calligrafia se non usate la penna per qualche settimana. Ma soprattutto pensate a quanti analfabeti funzionali girano per il paese: persone che hanno frequentato la scuola dell'obbligo, diplomati, a volte anche laureati, che sanno leggere, ma non capiscono quello che hanno letto. Forse è così anche per la scrittura. Tutti impariamo a scrivere, ma non tutti scriviamo. Molti scrivono solo se costretti, cioè a scuola. Scrivono il tema. L'ultimo tema che scrivono è quello dell'esame di maturità. E lì smettono, la scrittura diventa per loro inutile, perché sul lavoro non scrivono e quando tornano a casa non hanno un romanzo nel cassetto al quale lavorare.

Un tempo scrivere non era necessario, oggi lo è. Il web è principalmente scrittura. L'intera socialità della rete è veicolata dalla scrittura. Si scrive, e quindi si usa la punteggiatura, che della scrittura è il contrappunto. O la sorella zitella. La punteggiatura è a guardia del web, a dividere in due noi che lo usiamo, e ciò che produciamo – sulla falsariga di ciò che dicevo poco fa.

Da una parte coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere (beati loro), o un piacere. Come molti blogger. I blogger italiani scrivono bene, non si può negare. Scrivono bene e migliorano continuamente. La loro punteggiatura? La quintessenza della razionalità, una punteggiatura precisa, in elegante economia di forze. Cosa la distingue dalla punteggiatura di un romanzo?

Si potrebbe dire che non hanno niente di diverso. Ci sono dei blogger che scrivono come Gogol', con frasi lunghe una pagina. Ma non sono molti. E sono sempre di meno.


La punteggiatura del blogger

Dei due gruppi - il secondo ve lo svelo più tardi – il primo di cui parlo è appunto quello dei “professionisti” della scrittura, o autonominati tali. Il gruppo di coloro che scrivono e sulla scrittura riflettono.

Scrivere sul web significa scrivere per chi legge sul web. Ebbene, pare che il lettore della rete sia sommamente distratto. Anzi, è il distratto per definizione: passa sul vostro blog, ma intanto deve controllare i follower di twitter, vedere gli aggiornamenti di status di facebook di una tipa che gli piace, e seguire il video che sta guardando su un sito zozzo moldavo, perché non vuole perdersi il momento clou.

Da questo il blogger deriva una serie di accorgimenti per inchiodare questo lettore, che altrimenti sarebbe sempre attento ad altro. Da qui la sintassi e la punteggiatura del blogger che ne sa. Ricordo a tutti che il blogger che ne sa è l'elemento di punta del lato “senziente” dell'italiano digitale massificato. Espongo il tutto tramite un elenco puntato, ché tutti i blogger che ne sanno lo usano, specie quelli alla moda:

  • Il blogger che ne sa rispetta la regola aurea delle tre virgole: se stai per battere la terza virgola, fermati e riflettici un attimo. Forse è il caso di mettere direttamente un punto. Vorrai mica narcotizzare il lettore con una frase meno che elementare? Provaci soltanto, e quello sarà di nuovo sul sito moldavo a guardare le cosacce.

  • Per il blogger che ne sa i due punti (“:” per chi non se li ricordasse) servono solo per introdurre un elenco puntato. E anche lì non sono necessari, il punto è bastevole e d'avanzo. In certe zone del web italico i due punti sono diventati argomento da criptozoologia, come il mostro di Loch Ness o il Mokele Mbembe.

  • Il blogger che ne sa ha partecipato da poco a una cerimonia commovente: il prete, i fiori, gli amici, la vedova inconsolabile. Era morto il punto e virgola.

Come vedete dalla mia punteggiatura, e da tante altre cose, io sono un blogger che non ne sa. Ma anche io sono rimasto molto addolorato dalla scomparsa del punto e virgola, al quale ero legato da affettuosa amicizia.


La punteggiatura social: lo scrivente digitale obbligato

C'è il lato senziente e c'è il lato naif, l'altra faccia della medaglia della rete in lingua italiana. Il lato nascosto della Luna, coloro che non scrivevano prima dell'avvento di Facebook. Quelli che al massimo scrivevano gli SMS.

Sono gli uomini e le donne che stanno su internet per sfogare il loro risentimento contro il destino cinico e baro, verso il sistema, il Nuovo Ordine Mondiale, i Rettiliani, le Poste. Sono i commentatori seriali di articoli di giornali schierati dall'altra parte, gli spammatori, gli esperti del copia-incolla, spesso affetti dalla sindrome del caps-lock. Sono quelli che hanno corteggiato la brunetta della 2a D con SMS tipo TVUNMD. Sono quelle che hanno aperto un account su twitter per farneticare su Justin Bieber.

Sono loro a scrivere il vero italiano digitale massificato. Non fosse altro per il motivo che sono loro a costituire la massa. Sono la massa di coloro che dopo il tema a scuola non hanno più scritto niente a parte la firma. E che avrebbero continuato felicemente così, se non fosse arrivato Facebook, dove il post vocale non è ancora abilitato. E sarebbe ancora meglio il post video, così ogni ragazzina potrebbe salutare e baciare gli amici riprendendosi dall'alto mentre sfodera occhioni e scollatura.

La loro è la punteggiatura del futuro, perché essi sono legione: la legione degli scriventi digitali obbligati, l'armata di coloro che di scrivere avrebbero fatto volentieri a meno. È a loro, che invadono così pervicacemente il pianeta, o almeno la rete italiana, che dedico questo post. E dedico loro il secondo e ultimo elenco puntato, con il quale faccio finta ancora una volta di essere un blogger che ne sa. Ecco la punteggiatura dello scrivente digitale obbligato:


  • Lo scrivente digitale obbligato soffre di un disturbo convulsivo. Questo disturbo fa sì che non possa mai battere un unico punto esclamativo sulla tastiera. Ogni affermazione viene resa perentoria e isterica da una sfilza di punti esclamativi. Spesso la serie è infarcita di numeri 1. Questo prova che il disturbo all'origine del fenomeno è di natura neurologica, e impedisce l'uso corretto del tasto SHIFT.

  • Lo scrivente digitale obbligato non è andato al funerale del punto e virgola. Ma non è lui l'assassino. Proprio non lo ha mai sentito nominare. Si dice che alcuni lo abbiano visto sul sussidiario delle elementari, ma che lo abbiano scambiato per un deplorevole errore di stampa.

  • I due punti sono dei segni speciali che si usano sui formulari dell'amministrazione pubblica

  • Il punto interrogativo si trova in un limbo. È mia personale opinione che sia a rischio di estinzione in tutti gli ambienti diversi da una chat. Tolta l'occasione di scrivere a cuccioladolce96 la classica domanda, “da dv dgt?”, il punto di domanda diventerà rapidamente un pezzo d'antiquariato. Perché l'italiano digitale massificato non avrà spazio per le domande, così come non ne avrà per il dubbio. Quando si farà una domanda, sarà una domanda retorica. Il povero punto di domanda verrà sostituito da una brigata di punti esclamativi. Es: ki ti paga, Abberzano!!!1!1!!!

  • Anche il punto è a rischio di estinzione. Il segno di punteggiatura dominante dello scrivente digitale obbligato sono i puntini di sospensione... Non si chiuderà più una frase che una nel nuovo italiano massificato. Perché si sarà sempre pronti a riprendere un discorso, sopratutto per litigare. 

  • “Ne danno il triste annuncio...” Non immaginerete mai chi è morto. A passare a miglior vita sarà la virgola. Anche lei diventerà inutile. Lo scrivente digitale obbligato non avrà bisogno della virgola. La virgola muore già oggi, anche lei soppiantata dal superpredatore invasivo e opportunista: i puntini di sospensione......


I puntini regola tipografica sarebbero tre, ma stanno diventando più numerosi: abundandum in abundantiam, come disse Totò. E, supportato dall'alta sua autorità, vi lascio a riflettere se sia il caso di continuare a scrivere. O se sia il caso di prendermi sul serio. In ogni caso vi consiglio la lettura dei commenti agli articoli dei giornali, specie quelli locali. Troverete di che fare osservazioni grammaticali, sintattiche e anche sociologiche molto profonde. Poi ditemi che ne pensate di questo italiano scritto e dei suoi scriventi.



Il guest blogger

Alessandro Madeddu è uno dei tanti esponenti di quella che il prof. Mario Monti definì con felice espressione una generazione perduta. I suoi studi sono serviti solo a procurargli la miopia. Ai colloqui di lavoro è sempre stato convocato solo per errore. Al momento valuta le proposte di narrativa per Edizioni Epoké, un'editrice di ebook che un gruppo di amici ed ex colleghi sta costruendo.

Potete andarlo a trovare sul suo blog, Cronache dei disadattati, dove sarà felice di mostrarvi la sua collezione di cose, idee e persone dimenticate. Se un estraneo gli chiedesse che lavoro fa, risponderebbe che fa l'antiquario.



Photo credits: Sarah Klockars-Clauser (Open Photo)

21 commenti:

  1. Credo che non sia il web che sta rovinando l'italiano, ma gli ignoranti che lo frequentano. Il web è solo un mezzo. Non so cosa si insegni oggi a scuola o cosa imparino gli studenti, ma trovo incomprensibile che non si conoscano le regole basilari della grammatica e della punteggiatura.

    Forse bisognerebbe istituire una specie di diploma per l'uso del web: se dimostri di conoscere bene la tua lingua puoi accedere e scrivere, altrimenti fai da spettatore. Ma sarebbe esagerato.

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    1. Tanto varrebbe fucilarli subito all'uscita della scuola! Ma mi rendo conto che sarebbe crudele - sarebbe più pietoso fucilarli prima dell'ingresso, almeno si risparmierebbe loro quella sofferenza che è la scuola dell'obbligo.

      Io, che sono notoriamente una bestia, mi limito a pensare che non si può impedire alla gente di scrivere male nella stessa misura in cui non le si può impedire di parlare male. Contenti loro, contenti tutti :)

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    2. Sì, hai ragione sul contenti loro, il problema, però, è che quegli errori sono virali, capisci? Lo leggi su internet e allora significa che è giusto che si scrive così.

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    3. La gogna :D
      Potrebbe essere un'idea... beh, una gogna intelligente, intendo.

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    4. Sono convinto che l'idea ti stuzzichi :D

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  2. Grazie Alessandro, sono venuta anche io a molti funerali per l'estremo saluto ai vari elementi della punteggiatura :)

    Posto che sicuramente sul web sarebbe assurdo scrivere come nell'ottocento, è doveroso che la "massa" (detto non in senso deteriore) impari quantomeno le regole della sintassi. Non è solo una questione formale. Se non utilizziamo tutti gli elementi del codice del linguaggio, non raggiungiamo l'efficacia della comunicazione.

    In un'epoca dove, come dici tu, è impossibile non scrivere e non produrre contenuti, il valore è anche determinato dalla forma, quindi anche dall'utilizzo corretto della punteggiatura. Mi ha molto divertita il tuo post :) e sono assolutamente d'accordo con quello che scrivi.

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    1. In effetti m'era parso di vederti alle esequie del punto e virgola.

      Certo, chi utilizza male la lingua scritta viene capito poco - e in genere è lui il primo a capire poco di quello che legge. Ma il punto è proprio questo: ne avrà veramente bisogno? Perché se non ne avrà bisogno, la scrittura rimarrà esattamente quella che è. Se mancano i fattori di pressione selettiva, l'evoluzione si ferma! :)

      Una nota a margine. Qualche settimana fa sentivo di un'intervista durante la quale mr Bezos, AD di Amazon, ha detto che per chi sa scrivere bene ci sarà sempre lavoro. E ho pensato: "Ragazzo mio, come si vede che non vivi in Italia!" :D

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  3. Caro Alessandro, mi unisco al tuo cordoglio per la perdita del punto e virgola. Do ripetizioni di Italiano e Altre Materie Variamente Ritenute Inutili a un gruppo di ragazzini sedicenni, e ho dovuto spiegare loro cos'è e come si usa un punto e virgola, e mi sentivo un Alberto Angela, solo con meno santi in paradiso, che parla di dinosauri su Quark. Un problema è che i sedicenni sono scriventi digitali "madrepenna", e il tema scolastico paga un fio vertiginosamente alto, una paratassi deprimente, frasi brevissime che alcune volte finiscono con "etc. etc. ..." (sic.). Il problema è che per loro, così è più chiaro. Se non possono fare un esempio ("tipo come quando... no, cioè, hai capito?") preferiscono affidare tutto all'amorevole cura dei puntini di sospensione, che prontamente eutanasizzeranno ogni tipo di complessità. Ho notato però una particolarità nell'uso della virgola: segna ogni interruzione del loro flusso di pensiero, sottolinea ogni volta in cui cercano un termine da impiegare, o cerca di mimare le intonazioni enfatiche del parlato. Quindi finisce inevitabilmente tra il soggetto e il verbo tipo "la guerra, è una piaga della società", da leggersi -tra parentesi tutti i sottintesi- " (guarda che) la guerra (quella sì che) è (proprio) una piaga della società (!!1!)". O meglio, così me l'hanno spiegata loro, mentre io non mi capacitavo e volevo un po' morire. Comunque ottima analisi.

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    1. Cara Silvia, ragazzini di sedici anni? non ti invidio. Spero almeno che i loro genitori paghino adeguatamente per la tua pazienza!

      Questa osservazione che fai sulla virgola mi interessa assai. Potrebbe essere il risultato dell'istruzione elementare? Ho spesso notato che si tende a dire ai bambini che la virgola serve a riprendere fiato quando si legge. Altrimenti la gente soffocherebbe - prima dell'invenzione della virgola questa sì che era una piaga della società. Soffocamento da lettura ad alta voce, la strage dimenticata :D

      Magari si tirano dietro finché campano questa piaga della virgola con compiti pneumatici. Questo spiegherebbe quell'atrocità, sempre più diffusa, della virgola che scende dal cielo a separare il soggetto dal verbo.

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    2. Probabilmente si, anche se la regola pneumatica del "quando leggi una frase ad alta voce e il fiato finisce prima del punto finale, probabilmente è troppo lunga" è sempre buona. Anche se non si applica ai Grandi Paratattici Contemporanei.
      Non so se è un virus che inoculano alle elementari, o se è solo figlio del menefreghismo imperante, perchè tanto si capisce, no? Cioè, tipo, mi sono spiegato?
      In realtà questa interpretazione della necessità di respirare durante la lettura perchè non sia un'attività incompatibile con la biologia umana trova una clamorosa sconferma nel fatto che questi ragazzini, quando leggono ad alta voce, sembrano un ibrido perverso tra il simulatore vocale e gli annunciatori dei treni, le intonazioni sono sparse casualmente e, quando va bene, leggono Ungaretti come la lista della spesa. La virgola è inutile, quindi, probabilmente, non fa differenza dove e quante se ne mettono.

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    3. Tanto vale, maledetta virgola che vaghi a caso, sostituirti con i puntini di sospensione...

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  4. Io credo che dipenda anche dal contesto e dall'interlocutore che hai davanti. Se scrivi un qualcosa di formale rivolgendoti a qualcuno che ricopre un certo status, l'italiano corretto è d'obbligo. Ma quando scrivi su un tuo blog o su un social network, a seconda del destinatario, ci può anche stare un "abuso" di punteggiatura. Io quando mi rivolgo a miei compaesani in toni informali scrivo anche in dialetto.

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    1. Non metto in dubbio che scambiare due parole su facebook non sia necessario usare il punto e virgola :) quello che temo è che chi scrive sostituendo i puntini di sospensione a tutti gli altri segni lo faccia perché non ha idea di come si usa la punteggiatura dell'italiano, indipendentemente dal fatto che stia scrivendo a noi due su facebook, o commentando i nostri blog. A me arrivavano mail di perfetti sconosciuti che usavano i puntini di sospensione come equivalente universale :)

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    2. Ah su questo hai perfettamente ragione. Ti dico solo che ho visto delle persone, che un domani dovrebbero insegnare la grammatica a mio figlio, non soltanto non saper usare la punteggiature ma...che Dio ci salvi!

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    3. Non stento a crederlo! Che Dio ci possa salvare da loro invece lo dubito - confido però che a giochi fatti li spedisca tutti all'inferno! :D

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  5. Bellissimo post, davvero!
    Io credo fermamente che l'italiano sia una lingua troppo bella per continuare a perire un pezzetto per volta.

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    1. L'italiano fa quello che può. E anche noi, temo :)

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  6. "Torno al punto: italiano, massa, e punteggiatura."

    ogni tanto le virgole scappano a tutti
    :)

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    1. Per non parlare di quando scappano da sole e bisogna rincorrerle per il cortile! Quella sì che è una gran rogna.

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