sabato 15 dicembre 2012

Case Study n° 3 – Giochiamo a fare i creativi? La resa dei conti


D'accordo. Questa volta devo proprio ammetterlo: con questo gioco mi sono davvero complicata le cose da sola! Non che l'intento fosse un altro ma non credevo che, cercare di risolvere un quesito che io stessa ho creato, sarebbe stato così difficile. E, invece, devo proprio riconoscere che la cosa mi è un po' sfuggita di mano.

Elaborare un progetto di comunicazione per un cliente ipotetico con così pochi dati a disposizione non è affatto semplice. Ad ogni modo, io ho lanciato Giochiamo a fare i creativi?, quindi sono io la prima a doverne prendere parte.

Cerco di ricordarvi brevemente in cosa consiste il gioco: sabato scorso ho fornito un brief ipotetico col quale un'azienda di calzature ci chiedeva di elaborare un piano di comunicazione che mirasse ad aumentare le vendite online ed a rafforzare la conoscenza del marchio sulla rete. Progetto che doveva fondarsi principalmente sui social networks e sulla creazione di un blog.

È proprio da qui che sono partita per creare la mia proposta. Innanzitutto mi sono chiesta se davvero l'azienda avrebbe avuto bisogno di essere supportata nella conoscenza del brand sulla rete. Dopo ardue e fittizie ricerche, mi sono accorta che in realtà sul web si parla molto di lei. Soprattutto grazie alle fashion blogger, che apprezzano molto i suoi prodotti.

Per questo, ho subito capito che l'azienda aveva bisogno sì di aumentare la brand awarness, ma che per farlo aveva bisogno di un contatto diretto con le possibili acquirenti. Per questo motivo, il blog sembrava essere il primo passo da compiere. Già, ma quale tipo di blog sarebbe stato più utile al nostro cliente? L'idea del blog aziendale mi è parsa subito banale, scontata e difficilmente perseguibile.

Meglio puntare su un progetto innovativo e stimolante: la creazione di un blog partecipativo sul mondo delle calzature, dal quale lanciare mode e tendenze. Una vera e propria community di fashion addicted disposte a condividere le proprie esperienze d'acquisto e le immagini dei loro outfit preferiti. Insomma, un luogo dal quale il brand poteva apparire immediatamente rafforzato.

Ma, come ogni progetto collaborativo in rete, per poter essere realizzato necessitava di un buon lancio sui social media. Una campagna che mirasse non tanto a promuovere l'azienda, quanto piuttosto a far parlare del blog, dei suoi caratteri innovativi e coinvolgenti. A questo punto vi starete chiedendo dove siano finiti gli obiettivi aziendali.

In effetti, queste azioni sembrano all'apparenza non incidere né sulla conoscenza del marchio, né sulle vendite online. Queste strategie però, hanno come scopo quello di trasformare l'azienda in una realtà attenta alla moda ed alle consumatrici, disposta a fornire un servizio gratuito che stimoli l'aggregazione sociale in rete e la valorizzazione del Made in Italy.

D'accordo, fin qui nulla di così complicato. Ma, come collegare l'e-commerce all'intero progetto? Non lo nego, è stato in questo passaggio che ho riscontrato le maggiori difficoltà. Sì, perché riuscire a far apparire un'azienda disinteressata alle vendite promuovendo il suo shop online è davvero complicato.

La domanda che mi sono posta è stata: perché un utente dovrebbe decidere di collegarsi all'e-commerce dell'Azienda X dopo aver navigato sul suo blog? La risposta non è stata affatto semplice. Quello che più mi lasciava perplessa era l'idea che costruire una community sulla moda avrebbe potuto disperdere sensibilmente i suoi utenti. Quindi, come fare?

La risposta è nata dopo lunghe meditazioni. Se io fossi una ragazza di età compresa tra i 18 ed i 30 anni ed avessi la possibilità di far parte di una community di appassionate di scarpe con la quale confrontarmi per definire stili e tendenze, vorrei essere ascoltata. Idea! Perché l'Azienda X non utilizza come laboratorio interattivo e virtuale il blog? Insomma, se i nuovi modelli della casa di moda venissero disegnati sulla base delle indicazioni fornite dalle iscritte alla community di certo queste sarebbero incentivate ad acquistarle.

Infatti, quale stilista ti permette di dire la tua opinione e di tenerla per di più in considerazione per la creazione delle sue calzature. Finalmente, avevo trovato la chiave giusta su cui lavorare. La parola d'ordine doveva essere partecipazione. Ed il blog doveva mirare unicamente a fidelizzare quella fetta di utenti che, dall'ascolto e l'interazione, si sarebbe sentita considerata ed apprezzata.

Questa, forse, poteva essere la chiave di tutto. E, allora, l'intera campagna si sarebbe dovuta giocare proprio su questo. Una famosa casa di calzature italiana che punta sul web per entrare in contatto con il suo pubblico, fornendogli una community in cui riconoscersi e dalla quale indirizzarla nella definizione dei nuovi modelli.

Il meccanismo psicologico è lo stesso che scatta quando qualcuno segue un nostro consiglio: ci sentiamo appagati, gratificati e siamo invogliati a sostenere la sua iniziativa. Lo stesso sarebbe accaduto per l'Azienda X, ne sono certa!

Così è nato il progetto We Listen dell'Azienda X, una campagna multimediale mirata ad incentivare l'interazione con gli utenti del web e la loro iscrizione alla community. In sostanza lo scopo è molto semplice: più iscritti, più dialogo, più ascolto, più acquisti. Una formula che credo potrebbe davvero decretare il successo del nostro cliente sul web.


LETTURE CONSIGLIATE

Questo gioco vi ha presi a tal punto che vorreste scrivere il piano di comunicazione per l'Azienda X, ma vorreste qualche suggerimento in merito? Ecco un'interessante post di Giovanni Cappellotto che ci racconta come fare. 


E VOI, COSA NE PENSATE?

Cosa ne pensate dell'idea che ho sviluppato? D'accordo, vista la mancanza di dati, non si tratta di un vero e proprio progetto di comunicazione, ma credete che possa funzionare? Avete critiche o suggerimenti?

4 commenti:

  1. L'idea è buona, ma è reale? Cioè: l'hai creata davvero per un'azienda o l'hai creata virtualmente per la rubrica del blog?

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  2. In questo caso, mi sono ispirata ad un lavoro reale (fatto qualche mese fa) che ho adattato alla rubrica del blog.

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    1. Potresti scrivere un caso studio, in futuro.

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  3. Potrebbe essere una buona idea, ottimo consiglio! Grazie Daniele.

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